A te che mi dicevi “Ma tu dove vuoi andare?” (Donne in viaggio)

Qualche giorno fa ero nel souk di Marrakech. Era tarda mattinata e c’era un sole bellissimo che faceva brillare i colori dei tappeti, delle spezie e delle babouche variopinte. Le donne del mercato sedevano sotto gli ombrelloni con il capo e il volto coperto, intente a intrecciare borse o a dipingere henné sulle mani di giovani turiste. Ninisha si è girata verso di me, ha sgranato quei suoi occhioni, ha gridato “È bellissimo!” e ha iniziato a saltellare come una ragazzina.

Questa è l’immagine che più mi è rimasta in mente di questo viaggio a Marrakech. In primo piano davanti a me una donna libera di mostrare il suo sorriso da bambina e i suoi capelli biondi, sullo sfondo di una piazza piena di donne che per bere un bicchiere d’acqua devono compiere manovre incredibili sotto al velo per non mostrare il viso.

Non giudico quello che non capisco, ma non ho potuto fare a meno di notare il contrasto. I nostri volti esposti al sole, i loro coperti dal velo. I nostri capelli sciolti, i loro celati da strati di tessuto.

souk marrakech

Ho pensato alla mia libertà, alla libertà delle donne. A quanti veli abbiamo ancora addosso, tutte quante. Veli che ci proteggono e veli che ci intrappolano come reti da pesca. Veli preziosi, colorati e spessi oppure veli leggeri, invisibili e inconsistenti, che ti avvolgono e nemmeno li senti. Che ti avvolgono e nemmeno ti fanno bella.

Molto spesso penso che questo mondo non ci voglia davvero libere. Prima di partire, molte delle persone con cui mi è capitato di parlare si sono premurate di farmi sapere che andare a Marrakech in quattro donne, senza uomini al seguito, era “molto pericoloso” e si sono raccomandate di “stare molto attente”.

souk marrakech marocco

Nessuna delle persone che hanno fatto a me o alle mie amiche queste raccomandazioni aveva esperienza diretta di assalti, stupri o rapine ai danni di donne che viaggiavano da sole a Marrakech. Nessuna delle persone che hanno fatto a me o alle mie amiche queste raccomandazioni era nemmeno mai stata a Marrakech. Ripetevano soltanto qualcosa che avevano sentito, qualcosa che viene ripetuto da migliaia di anni: “Stai attenta.”

Perché diciamoci la verità, questa storia che le donne si muovano liberamente, se ne vadano in giro senza guardie del corpo e lo facciano senza paura, sotto sotto ci sta ancora un po’ sul cazzo, anche se non lo ammettiamo, anche se siamo l’occidente emancipato che guarda con commiserazione quelle donne velate costrette a fare le contorsioni per bere un bicchiere d’acqua senza scoprire il volto.

preghiera marrakec

Esiste un modo più efficace e subdolo per sottomettere e limitare la libertà di una persona (o di un popolo o di una minoranza o di un gruppo) che convincerla di essere in ogni momento e in ogni luogo il probabile bersaglio di qualcuno che le farà del male o la ucciderà?

Probabilmente, le persone che ci hanno fatto queste raccomandazioni con il paternalismo e la prosopopea tipici di noi abitanti dei “paesi sviluppati”, non sanno che prima di Mohamed Larbi Belcaid, il sindaco di Marrakech era una Fatima Zahra Mansouri. Una donna.

medina marrakech

Probabilmente, le persone che ci hanno fatto queste raccomandazioni scuotendo la testa non sanno che in questo istante, mentre scrivo, ci sono migliaia e migliaia di donne in viaggio da sole, libere e sicure nel mondo, che badano a se stesse, si tengono al riparo dai rischi e tornano a casa sane e salve.

Sicuramente, le persone che ci hanno fatto queste raccomandazioni non sanno che non ci servono guardie del corpo, ci serve un mondo che la smetta di dirci “Stai ferma, non osare muoverti o ti capiterà qualcosa di brutto.” Questo ci serve.

A te che mi dicevi “ma tu dove vuoi andare che non conosci il mondo e ti puoi fare solo male. Ancora hai troppe cose da imparare, devi solamente stare zitta e ringraziare” F. Mannoia

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